“Puntò il cannocchiale verso la Luna. Lo fece per notti e notti insonni, vedendola crescere, dapprima una sottile falce poi sempre più spessa fino ad assumere la sferica immagine del plenilunio.” Galileo e la Luna. Galileo e il cielo. Il rapporto fra un uomo dalla mente formidabile e lucida e l’immensità dell’universo.
“Ricordava con emozione quel viaggio nella campagna toscana. Il suo sguardo si perdeva nei paesaggi sconfinati dove le colline si alternavano con gradazioni di colori, dal verde cupo dei boschi, al giallo delle stoppie lasciate dalla mietitura…”. Galileo e la sua terra natale, la sua Toscana, la sua Pisa, la città delle grandi intuizioni, la città, amata e odiata, che aveva “segnato profondamente la mente e soprattutto il cuore del giovane Galileo”.
Franco Donatini, autore di Galileo, i giorni della cecità, edito da Felici Editore, riesce in sole settanta pagine a lasciarci l’animo pieno di commozione. Questa piccola ma intensa opera, infatti, ci regala non solo un interessante e sintetico spaccato della nostra storia, ma soprattutto un concentrato di umanità ed introspezione. Il racconto di uno scienziato, che ci appare diverso da quello dei testi di scuola; un uomo, che dalla prigione di Arcetri, torna con il pensiero ancora fervido e lucido a ripercorrere i passi della sua esistenza esaltante e piena di sfide.
Leggendo Galileo, i giorni della cecità, bisogna fare i conti con la netta percezione dell’umanità dello scienziato e del limite impostogli dalla cecità e dalla senilità. Il suo sentire diventa ricordo e rammarico, senso di colpa e di impotenza: il corpo lo abbandona, mentre i pensieri sono ancora lucidissimi. Egli avverte pesantemente la beffarda ironia della cecità, che lo costringe a “guardarsi” dentro, dopo aver scrutato l’immenso e sconosciuto universo. Sente ancora bruciare sulla pelle e nel cuore l’arroganza di chi, come la Chiesa e il mondo accademico, lo ha contrastato e non lo ha capito. Avverte ancora il batticuore ripensando all’amore e alla passione per le donne della sua vita; un nodo in gola quando riemergono i ricordi familiari, la morte della sua bambina e il rammarico di non essere stato un bravo padre per gli altri suoi figli.
E’ soprattutto Galileo “uomo”, dunque, quello che ci affascina nella lettura di questo libro e che troviamo come personaggio ancora enormemente attuale nelle sue elucubrazioni sulla vita, sulla filosofia e sulla scienza. Galileo, il grande Galileo, fra il ricordo delle esaltanti intuizioni scientifiche e i rammarichi, le debolezze e i dubbi che ce lo rendono, se è possibile, ancora più caro.